La Via dei Fiori
La Via dei Fiori
di Marisa Saso

Creatività e ricerca introspettiva attraverso le composizioni floreali

La "Via dei Fiori" è una scuola di composizione floreale del tutto innovativa. Come dice il suo nome, è una via, una delle tante che si possono percorrere per raggiungere, secondo le varie interpretazioni, la vetta del monte, il proprio centro, quella parte del cuore che è sempre in comunicazione con il cuore degli altri. Il suo scopo infatti non è l'apprendimento meccanico di una pura tecnica decorativa con regole precise e collaudate nel tempo, ma una ricerca minuziosa e costante, svolta attraverso i fiori ed i vari elementi vegetali, di quell'essenza profonda, presente eppur celata sia nella natura sia nell'uomo, che mantiene e vivifica costantemente ogni cosa nell'universo.

Si basa pertanto sul concetto che riscoprire la natura, riuscire ad osservarla, ascoltarla e rispettarla, imparando con amore e perseveranza a trarre da essa insegnamento, sia un importante mezzo per elevare gradualmente il nostro modo di sentire. Assumendo con serietà e decisione un tale atteggiamento si riuscirà presto a percepire, con chiarezza ogni giorno maggiore, come il mondo esteriore e fenomenico e il nostro mondo interiore si corrispondano e si rispecchino a vicenda, avendo tra loro un'inconfutabile comunanza di modelli e di scopi. Tuttavia nel mondo della natura pare esserci un'innata consapevolezza, una resa volontaria e fiduciosa ad un ordine sapiente e superiore che dirige, nutre, trasforma e perennemente rinnova ogni cosa, vivificandola. L'uomo invece, con il suo libero arbitrio, non è affatto docile a questa volontà superiore e spesso vi si oppone con astuti cavilli e presuntuose sfide che nel tempo finiscono per ritorcerglisi contro. Per questo è importante ritornare alla natura, cogliendone le analogie esistenti con le varie fasi e trasformazioni della nostra vita.
Pur ispirandosi all'Ikebana, l'antica arte orientale ricca di significati simbolici e spirituali, la "Via dei Fiori" si discosta molto dalle svariate regole dei suoi molteplici stili per puntare soprattutto sull'apertura del cuore dei suoi partecipanti, i quali devono sentirsi completamente a proprio agio nell'esprimere spontaneamente e liberamente i loro stati d'animo e la loro creatività.

Nell'accingersi ad intraprendere questo cammino è tuttavia opportuno trovare la giusta predisposizione, quella perfetta letizia cantata da San Francesco che favorisce una sintonia sempre più intima e profonda con le sottili vibrazioni di pace ed amore che emanano dagli elementi della natura e soprattutto dai fiori, con la loro fresca bellezza.
Nel disporre i fiori è necessario innanzitutto eliminare ogni tipo di ansia o di preoccupazione per trattarli con tenerezza e ritrovare in noi stessi un'attitudine introspettiva di attenzione e di ascolto. Questa ci consentirà di svolgere il lavoro con gioia, cura, concentrazione e ragionevole rapidità.
Nel caso non si riuscisse tuttavia ad immergersi in questa preliminare atmosfera di placida e serena tranquillità, è comunque innegabile che le vibrazioni armoniose e delicate dei fiori agiranno lentamente e palesemente sui nostri stati d'animo negativi modificandoli e trasformandoli. La presenza degli altri sarà ugualmente molto importante nel creare e rafforzare un clima di armonia e di rispetto reciproco, rispetto che va esteso anche al luogo in cui si svolge il lavoro. In questo modo le composizioni floreali riproporranno le stesse vibrazioni nell'ambiente in cui verranno poste, rendendolo gioioso e accogliente semplicemente con la loro tacita presenza. Come spesso avviene per un giardino che coltiviamo con cura e dal quale veniamo a nostra volta coltivati, così si può comporre e "venire composti" da una composizione floreale nella quale si trasferiscono spontaneamente i pensieri e i sentimenti di chi la esegue. Se saremo sereni questa rispecchierà la nostra tranquillità interiore, se saremo angosciati questa soffrirà con noi.
La "Via dei Fiori" è dunque al tempo stesso un viaggio affascinante e misterioso non solo nel mondo dei fiori, ma anche all'interno di noi stessi e della nostra psiche, un viaggio che, una volta iniziato, non potrà mai finire, perché anche se la meta finale sembra sempre sfuggirci, è pur sempre il coraggio d'intraprenderlo ciò che conta veramente e che ci sprona a proseguire.

 


Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Come già accennato nel precedente articolo, la "Via dei Fiori" non è un corso di composizione floreale a scopo decorativo, ma un affascinante viaggio nel nostro mondo interiore svolto attraverso la natura e i fiori, che spontaneamente e gioiosamente agevoleranno questo cammino.

"Chi ama e apprezza la natura e i fiori", dice Hermann Hesse, "si sente fratello legittimo di ogni cosa vivente, si sente affine al tutto e inserito nel tutto."
La "Via dei Fiori" vuole proprio suscitare dentro di noi questa sensazione di unità, vuole stimolare una gioiosa ricerca che dall'esterno, ossia dal fiore, passi all'interno, ossia al centro del nostro cuore.
Dalla natura in generale e dai fiori in particolare possiamo imparare molto. Pare infatti che essi abbiano la grande missione di portare sulla terra grazia, bellezza, gioia ed armonia. Anche la più modesta rosellina ci dona gratuitamente la sua fragranza: è felice, sembra sorriderci. Osserviamola allora con amore e incoraggiamola ad entrare in noi per risvegliare gli altri fiori che anche noi nascondiamo nel cuore. Infatti, come ogni fiore ha la sua bellezza, così ciascuno di noi è un fiore che, nel corso della vita, dovrebbe imparare a sbocciare.

Alcune persone affermano di non amare i fiori recisi, di sentirsi a disagio soltanto all'idea di toglierli, anzi di strapparli dal loro ambiente, facendoli precocemente perire per soddisfare il proprio desiderio egoistico di averli vicino.
Io penso invece che alcuni fiori siano stati appositamente creati per allietare la nostra vita, anche se recisi e collocati in un interno, disposti con amorevole cura, insieme ad altri fratelli, in un vaso o in una semplice ciotola riempita d'acqua. Questo purché l'intento dell'artefice sia quello di trattarli con tenerezza e di valorizzare la loro bellezza o la loro semplicità in una composizione armoniosa, che possa tacitamente trasmettere queste qualità anche a tutto l'ambiente circostante.

Del resto nell'universo nulla è statico: tutto scorre, nasce, cresce, si trasforma e muore, secondo una legge che non è di morte o di sofferenza, ma di vita e di rinascita eterna. Per questo fantastico meccanismo di rinnovamento dobbiamo essere davvero grati al nostro Creatore. Infatti se i fiori morissero per sempre o non esistessero neppure, il mondo sarebbe un luogo lugubre e triste. Essi abbelliscono le nostre case, adornano le nostre mense e sottolineano gli avvenimenti più significativi della nostra vita: la nascita, il matrimonio, i compleanni, i convegni, i riconoscimenti, le celebrazioni e sono spesso l'espressione dei nostri sentimenti più elevati, quali l'amore, l'amicizia, la gratitudine?. senza mancare neppure al momento supremo del congedo.
Per la legge del perenne divenire anche le composizioni floreali - a volte piccole opere d'arte - sono pertanto destinate con umiltà a perire, dopo aver fatto dono felice e gratuito di se stesse
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Nel profondo e riverente rispetto della natura, la "Via dei Fiori", s'ispira dunque chiaramente ad alcuni elementi simbolici e fondamentali dell'Ikebana, tra i quali l'asimmetria e l'importanza degli spazi vuoti, volutamente lasciati nella disposizione degli elementi floreali. Infatti yin e yang, l'aspetto oscuro e l'aspetto luminoso di tutte le cose, vita e morte, sole e luna, maschile e femminile, fuoco e acqua, visibile e invisibile, sono i due princìpi antitetici che determinano, attraverso la loro interazione, i processi creativi. Essi sono inseparabili e, pur essendo contrari, non sono mai opposti tra loro rispetto al loro centro, punto focale di trasformazione che permette la continuità. Gli spazi vuoti lasciati nelle composizioni sono pertanto parte integrante delle stesse. Essi rappresentano il silenzio, l'informale, accanto al quale per contrasto la forma piena accentua la sua vitalità.

L'asimmetria delle composizioni è un altro punto fondamentale: una composizione asimmetrica risulta infatti più varia e interessante di una simmetrica, dove è facile e quasi automatico trovare l'equilibrio tra le parti. Trovare il centro di una composizione asimmetrica richiede invece maggior impegno nel tentare, nel modificare, nell'osare, nell'equilibrare?
Nella "Via dei Fiori" questo concetto fa riferimento anche alla psicosintesi di Roberto Assagioli e all'importanza da lui data all'animo molteplice dell'uomo, ossia ai vari aspetti della personalità, aspetti che devono integrarsi tra loro attraverso la ricerca costante di un centro. Il lavoro svolto, che certamente non si riduce soltanto alle ore del corso, è dunque imperniato sulla ricerca di questo centro e del conseguente equilibrio nell'asimmetria. La bellezza e l'armonia delle composizioni deriveranno infatti dalla conquista, mai da considerarsi definitiva, di questi elementi, conquista che si rifletterà spontaneamente nel nostro modo di essere.


Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

L'esprimersi attraverso una composizione floreale che non abbia uno scopo puramente decorativo e voglia invece testimoniare una comunione di sentimenti con gli elementi e le manifestazioni della natura nella gioiosa ricerca dei suoi misteriosi messaggi è un modo di esprimere una concezione di vita più profonda e interiore. Tale concezione ci permette gradualmente di aprirci a una visione più ampia e coinvolgente della realtà e del vero significato della nostra stessa esistenza.
è importante immedesimarsi nei fiori, sentire la loro presenza, comprenderli, amarli. Probabilmente esiste anche chi, sentendo il profumo di un fiore, vorrebbe subito scriverne la formula, ma il fiore è una presenza silenziosa e attiva e come tale deve essere accolto. Ognuno di loro infatti racchiude in sé quella bellezza e quel candore che sono esclusivamente suoi, né potrebbe mostrarsi diverso da ciò che è. Nel mondo floreale non c'è competizione: ognuno si mostra senza camuffarsi e si mantiene al suo posto, per umile che sia, per comporre quel magnifico mosaico di bellezza, gioia, armonia e perfetto equilibrio che costituisce lo scenario in cui siamo immersi, equilibrio di cui spesso non ci accorgiamo e che tendiamo a rompere con pretenziose modifiche e un'assurda smania di affermazione personale prettamente egocentrica.

Procedendo alla scoperta di noi stessi attraverso le composizioni floreali, oltre all'asimmetria e all'importanza del pieno e del vuoto, un ulteriore tema proposto dalla Via dei Fiori è quello delle stagioni.
Come l'alternarsi del giorno e della notte, così il ricorrente ciclo delle quattro stagioni, con le loro specifiche caratteristiche e il loro potere di trasformazione dei medesimi elementi, rappresenta un sorprendente e meraviglioso meccanismo di continuo dinamismo e rinnovamento della vita.





Osservando con attenzione le stagioni nella loro essenza più intrinseca, dietro il ricorrente ritmo di germinazione, nascita, crescita, maturazione, declino, morte e nuova nascita, si percepisce chiaramente la presenza sacra e invisibile di un unico principio vitale superiore che tutto regola e mantiene in un ordine e una sincronia veramente perfetti.

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Probabilmente ognuno di noi si sente più attratto da una stagione in particolare, che può rispecchiare sia un suo predominante atteggiamento nei confronti dell'esistenza, sia un suo modo di sentire corrispondente all'età in cui si trova a vivere. Tuttavia ogni stagione ha la sua bellezza e la sua fondamentale importanza ed esiste in funzione delle altre, alle quali puntualmente deve lasciare il posto affinché si manifestino in tutto il loro splendore.

Nell'interazione costante tra uomo e natura, l'autunno rappresenta il declino, il rimpianto, ma anche la saggezza e la consapevolezza. Non a caso è anche il tempo del raccolto e quindi della sintesi.
Il paesaggio si fa sfumato, dolcemente triste e tuttavia forte nei toni accesi del fogliame, come un ultimo guizzo della fiamma della vita che precede l'arrivo dell'inverno. I colori sono opposti e contrari a quelli della primavera, quasi contratti: il verde diventa marrone, il rosa e l'azzurro tendono al violetto, le tenere foglie diventano secche e si lasciano andare docilmente fino a toccare la terra, i tronchi appaiono rugosi, i rami spogli, essenziali.

E curiosamente, proprio perché c'è una maggiore consapevolezza della morte ormai prossima, l'autunno è anche il tempo di un'accresciuta sensualità, di una valorizzazione di colori forti e di contrasti. è un cedere con dignità, in una visione matura della vita e del suo significato, nel rimpianto di possibilità perdute, ma anche nella manifestazione di ciò che ancora si può esprimere e realizzare.
Nell'eseguire le composizioni occorre prestare ascolto a questo tipo di sensazioni per tradurre liberamente e spontaneamente ricordi o analogie:

il suono della pioggia, il sussurrare del vento, il turbinio delle foglie che sembrano raccogliere nei loro vividi colori gli ultimi raggi di sole.
L'autunno si presta, meglio di ogni altra stagione, al tema dei contrasti e delle sfumature che possono derivare da accostamenti di materiali molto diversi tra loro e non soltanto vegetali: bacche, pigne, cortecce, muschi, rami nudi, un tronco scuro e del fogliame chiaro, un sasso e dei fili d'erba, un elemento secco ed un tenero fiore?

Si torna dunque al concetto degli opposti e al loro vicendevole rapporto di forza. Infatti l'accostamento di rigidità e di cedevolezza, di ciò che è rude e di ciò che è tenero, sprigiona sempre una sensazione di energia e di bellezza.
Questa constatazione può spingerci a fare una riflessione sugli opposti per quanto riguarda anche noi stessi. Se ci sentiamo in collera, introduciamo un elemento di equilibrio: meditiamo sulla compassione, evochiamo l'immagine di un personaggio compassionevole e cerchiamo d'imitarne l'atteggiamento. Almeno una volta ogni tanto sforziamoci di comportarci in maniera volutamente diversa dal solito, iniziando un lavoro di sintesi e d'integrazione. Infatti negando gli opposti, i nostri lati d'ombra, non saremo mai in grado di scacciarli, perché l'armonia non dipende dal potenziamento di un solo elemento, ma dal bilanciamento di due contrari.
Come riuscire a trasferire tutto questo in una composizione floreale dipende dalla sensibilità e dalla creatività di ciascun partecipante, dalla sua capacità di? cogliere l'attimo e di lasciarsi andare come una foglia d'autunno che, staccatasi dal ramo, è pronta a cadere in lente volute, con fiduciosa dolcezza, fino alla madre terra

Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Proseguendo la ricerca introspettiva attraverso le composizioni floreali, desidero introdurre ora uno dei più antichi concetti su cui si basa l'Ikebana tradizionale: quello della struttura ternaria di una composizione. Naturalmente si tratta di "uno" dei molteplici modi di disporre i fiori, ma personalmente lo considero fondamentale proprio per allenarsi a sperimentare e conquistare quel perfetto equilibrio interiore che, esteriormente, risulta dal giusto posizionamento nel vaso di tre elementi vegetali principali, che rappresentano il Cielo, l'Uomo e la Terra.

Il Cielo è costituito da un ramo o da un fiore dominante che dà la linea alla composizione. La sua altezza è proporzionata alla grandezza del vaso, in genere una volta e mezzo o due il suo diametro + l'altezza. L'Uomo, due/terzi del Cielo, deve accordarsi con il primo elemento e rafforzarlo, mentre la Terra, metà del Cielo, elemento con tendenza orizzontale, contribuisce ad arricchire e a rafforzare tutto l'insieme.
Naturalmente queste misure sono indicative e possono variare secondo i casi. Ad esempio, un ramo molto leggero e aereo può avere una misura maggiore di uno più solido e compatto, oppure un insieme di fiori e foglie corti situati alla base possono rappresentare la Terra.





La composizione ideale nasce comunque dall'armonia di queste tre linee che mettono in risalto la bellezza naturale dei rami o dei fiori. Questi vengono fissati su un reggifiori (o kenzan) ricoperto dall'acqua e posto all'interno di un vaso generalmente basso, in modo da formare tra loro un triangolo scaleno. Questa forma triangolare di grande stabilità, le diverse dimensioni dei rami e la loro disposizione, oltre a creare l'asimmetria e il gioco del pieno e del vuoto, permettono di dare maggiore profondità e movimento a tutta la composizione.


A questo contribuiscono anche i rami "ausiliari" (di dimensioni inferiori agli elementi principali), i gambi dei quali saranno posizionati all'interno del triangolo scaleno per dare l'impressione finale che tutta la composizione abbia un punto di partenza comune a tutte le parti.
Anche la profondità e la giusta prospettiva sono elementi molto importanti. Infatti solo nel vuoto, ossia nello spazio che contiene ogni cosa, si ha la possibilità di creare profondità, di sprofondare e contemporaneamente, nel muoversi al suo interno, di "approfondire". Una composizione piatta risulta veramente monotona e insignificante: le manca l'anima.
Pertanto nel sistema ternario la profondità è determinata dai diversi piani in cui vengono disposti i tre elementi. Questo concetto ci appare più chiaro se pensiamo alla differenza che esiste tra un cerchio piatto ed una sfera in cui la profondità è data dall'incrociarsi di piani diversi aventi lo stesso centro.
Al di là delle spiegazioni tecniche e teoriche, profondità e prospettiva derivano dalla capacità, che può anche essere spontanea e intuitiva, di sistemare ogni elemento nella sua specifica posizione in modo che l'uno non annulli l'altro, ma rafforzi e valorizzi tutto l'insieme. Ciò può essere dato perfino da un ramoscello o un ciuffo d'erba seminascosti, che s'intravedono appena e che, proprio per questo, stimolano la nostra curiosità di vedere meglio.




Nel concetto di triade l'Uomo si pone al centro dell'essere e del divenire universale. Assume pertanto un ruolo di mediatore tra Cielo e Terra in grado di unificare e valorizzare sia l'uno che l'altra. Egli appare infatti figlio di entrambi e, per la sua stessa esistenza, si nutre assiduamente della sottile energia celeste, pur affondando le sue radici nell'elemento terrestre che gli dà sostentamento. Questo concetto ripropone quindi in maniera simbolica ed essenziale l'armonia della creazione e la profondità del suo significato.

Tuttavia, proprio per il suo ruolo di protagonista, l'Uomo resta sempre libero di creare l'equilibrio o di scegliere la sfida, sfida che cadrà da sola se saranno esageratamente superati i limiti della giusta tensione dinamica tra i vari componenti.



A livello interiore appare chiaro che questa ricerca, svolta con impegno ed amorevole cura, non riguarda soltanto i fiori, ma anche noi stessi: approfondire significa infatti lasciare la superficie ordinaria per arrivare sempre più in fondo alla coscienza e ritrovarne il centro, quel nucleo vitale a cui appartiene la nostra anima e che costituisce la sintesi e il superamento degli antagonismi dei vari aspetti della nostra personalità.
Grande importanza ha pure l'acqua della ciotola in cui viene posta la composizione floreale e in cui questa si riflette. Rappresentando il nostro stato emotivo, essa dovrebbe sempre essere limpida e tersa, osservata con attenzione e cambiata di giorno in giorno, per mantenere vivi il più a lungo possibile tutti gli elementi vegetali.
Particolare rilievo va anche dato alla scelta del vaso, per colore, forma e grandezza. La giusta proporzione tra contenitore e contenuto, di cui l'uno è sempre parte integrante dell'altro, costituisce infatti un ulteriore elemento di equilibrio e di armonizzazione cromatica. Per non distogliere l'attenzione dalla composizione vera e propria i vasi non dovrebbero mai essere troppo vistosi o imponenti, ma avere l'essenziale funzione di far risaltare e valorizzare il contenuto. Col tempo, con gradualità e soprattutto con costanza si svilupperà una particolare sensibilità alle linee, alle forme, ai volumi dei vari materiali e alla loro disposizione, facendo in modo tuttavia che il risultato finale appaia sempre semplice e spontaneo.

Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Riprendo il tema delle stagioni per parlare, in questo mese di gennaio, dell'inverno: la stagione della massima contrazione e passività.
La neve, la bianca coltre silenziosa che ricopre tutto ciò che è visibile durante il resto dell'anno rendendolo invisibile e che fa risaltare gli alberi spogli, è l'elemento che lo caratterizza maggiormente. C'è ovunque nell'aria un movimento verso l'interno, verso il centro della terra. Tutto tace, tutto riposa, ma, sotto l'apparente gelo della morte, è certamente in atto un lento ma grandioso processo di rigenerazione.

Anche nel viaggio della vita, ad ogni inverno ci viene data l'opportunità di fermarci, di fare un bilancio delle nostre risorse e di riflettere, con calma e con distacco, su ciò che abbiamo fatto e sui progetti non ancora realizzati, coperti dalla bianca coltre dell'ignoto che al tempo stesso ci affascina e ci impaurisce.


Non a caso, nel periodo invernale c'è il tempo dell'Avvento e ha sempre inizio un Nuovo Anno con la sua lunga scia di buone intenzioni, di speranze, di slanci, di grandi aspettative? Ma l'energia vitale necessita di una fase di riposo, di attesa e soprattutto di silenzio, nei quali attutire ed anche azzerare il frastuono delle voci delle nostre molteplici e affannose attività.
In genere si avverte un'iniziale resistenza a questo non-fare divenuto insolito: temiamo di sprecare del tempo prezioso e di restare indietro agli altri in quella corsa ad ostacoli collettiva della quale in definitiva nessuno conosce bene il traguardo; ma c'è un tempo per ogni cosa e l'arte di vivere consiste proprio nel riconoscere i tempi e adattarvisi.
Torniamo quindi alla natura e al paesaggio innevato, il quale, pur creando un'atmosfera fredda, sprovvista di qualsiasi ornamento e quasi presaga di un'imminente fine, a una più attenta analisi offre tuttavia importanti spunti di riflessione. Infatti, dopo un certo tempo, a dispetto di tutto, si nota qua e là il timido apparire di piccoli segni di vita, un germoglio, un filo d'erba, eloquenti messaggeri di un gioioso evento che dovrà necessariamente manifestarsi.
Questo contrasto tra morte e vita, che spesso passa inosservato, genera in chi lo sa cogliere una forte carica energetica di rinnovamento e la certezza che dall'oscurità sorgerà la luce, dalla contrazione la rinascita, dal silenzio un fermento di sussurri e di voci che diverranno una sinfonia con l'arrivo della primavera.

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Le composizioni invernali tenderanno alla massima sintesi ed essenzialità, sia nella scelta dei materiali, sia nella scelta dei vasi, che a volte potranno essere perfino nascosti da cortecce, sassi o rami nodosi. Da preferire sono rami spogli, contorti, simili a sculture, attraverso i quali si possano esprimere, in maniera quasi simbolica, sentimenti profondi o creare particolari atmosfere.
E inoltre pigne, cortecce, sassi, ghiande, conifere?
Elementi floreali: giacinto, erica, euforbia (stella di Natale), iris d'inverno, eucalipto, ilex, gipsofila, garofano, crocus, aucuba (arbusto sempreverde dalle foglie lucenti e grosse bacche rosse), camelia, crisantemi, rose, lilium bianchi, ecc?

Non ci sono tecniche particolari per trasferire l'inverno in una composizione floreale: bastano pochi elementi disposti con apertura di cuore e soprattutto con il desiderio di entrare in sintonia con le sue vibrazioni e i suoi messaggi profondi.


Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Oltre alla linea, la profondità, l'asimmetria e l'importanza del pieno e del vuoto, un altro fattore fondamentale in questo stile di composizione floreale è la scelta del colore.
Spesso senza esserne consapevoli, noi viviamo ogni giorno immersi in un mondo in cui i colori sono costantemente presenti e influenzano i nostri stati d'animo e i nostri comportamenti; infatti con le loro differenti vibrazioni, superiori perfino a quelle dei suoni, riescono a creare un ponte (e talvolta una sorta di scudo) reale anche se invisibile, tra noi e gli altri. Elementi indispensabili allo scambio a livello sottile di energia vitale, sono profondamente radicati dentro di noi come linguaggi arcaici che ci permettono di esprimerci, rapportarci e interagire con l'ambiente che ci circonda, chiaramente in maniera non verbale, ma proprio per questo più incisiva e universale. Alcuni colori ci rilassano, altri suscitano gioia, slancio, tenerezza, calore o distacco, altri ancora possono avere su noi un influsso così benefico da risultare terapeutico.

Nel fare una composizione floreale s'inizia sempre una sorta di dialogo tra noi e gli elementi vegetali che scegliamo e, in questa scelta, il colore dei fiori e la loro armonizzazione con quello del vaso che la contiene sono molto importanti.

Nella scelta dei colori è bene limitarsi poiché, quando questi sono troppi, risultano confusi e inefficaci e distraggono l'occhio di chi osserva. Dovrebbero essere due o al massimo tre.





I colori giallo, rosso e arancio sono in genere definiti "colori caldi", mentre il blu, il turchese ed il viola "colori freddi". Il giallo, il più vicino alla luce, tende ad irradiare, ad "esplodere" con un movimento centrifugo che si espande verso l'osservatore; il blu, simbolo della spiritualità e dell'inconscio, invece implode, ossia attira l'attenzione verso il centro suscitando l'impressione di spazio, lontananza e profondità (si pensi all'immensità del cielo o alla profondità del mare).

Il rosso è incentrato su se stesso: non irradia né verso l'esterno, né verso l'interno, rimane fermo su di sé esprimendo corporeità. Il verde, il colore più diffuso nel mondo vegetale, ha la funzione di legare, armonizzare ed equilibrare le altre tinte, attenuando quelle troppo accese ed esaltando le più tenui (il miglior verde equilibratore per un fiore è sempre quello della sua stessa foglia). Il nero, il bianco ed il grigio sono colori neutri, detti anche acromatici; il bianco tuttavia ravviva quelli ai quali viene accostato, rendendoli più luminosi.

A proposito di colori, sarà inoltre importante prestare attenzione all'ambiente in cui verrà posta la composizione affinché questa possa armonizzarsi non solo con l'arredamento (essendo posizionata possibilmente contro uno sfondo neutro), ma anche e soprattutto con le sue dimensioni; infatti in un locale ampio sarà preferibile utilizzare colori "preminenti", quali il giallo, il rosso e l'arancione che producono l'effetto di avvicinare l'immagine, mentre in uno spazio modesto saranno più indicati colori "recedenti" quali il blu, il viola, il verde e il turchese che tendono ad allontanarla.

Fondamentale è l'incidenza della luce: il rosso e il porpora aumentano d'intensità sotto una luce diretta, l'azzurro e il viola perdono d'intensità, mentre il giallo tende a diventare bianco.
Riguardo al giallo occorre dire che è un colore molto bivalente. Quando è puro, caldo e brillante esercita un'azione piacevole e rasserenante, libera energie bloccate, rallegra il cuore, apre alla comunicazione ed allo scambio. Al contrario, in alcune sue tonalità più acide e livide, ha un effetto molto sgradevole e viene pertanto associato a sentimenti negativi, quali l'invidia e la gelosia. Osserviamo quindi bene, in alcuni casi, che tipo di giallo stiamo utilizzando nella scelta dei nostri fiori e chiediamoci se in quel momento nel nostro cuore non ci sia spazio per sentimenti del genere. La nostra composizione floreale ne sarebbe certamente influenzata.

Anche i contrasti o le sfumature di uno stesso colore di base possono donare fascino ad una composizione: nei colori puri il contrasto è nettissimo e serve a metterli entrambi in evidenza, ma anche il contrasto di tinte meno forti può risultare molto gradevole, come l'accostamento dell'albicocca con l'azzurro, del rosa con il verde bottiglia, del turchese del vaso con il marrone di un elemento secco.
Per quanto concerne il colore dei vasi è preferibile scegliere una tinta unita, evitando i colori primari troppo violenti. Da preferirsi: bianco, nero, sabbia, turchese, grigio, giallo chiaro, blu scuro.

Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Nel mese di marzo mi sembra opportuno parlare della primavera, una stagione affascinante che nasce sommessa, come una lieta sorpresa, dal silenzio, dalla quiete, dal raccoglimento riflessivo dell'inverno.
La natura conosce i suoi tempi e, nella sua infinita pazienza, in primavera è di nuovo all'opera. Nel cielo spesso terso, di un azzurro che appare nuovo e incontaminato, qualche diafana nuvola è spinta da brezze leggere. Tutt'intorno si avverte una metamorfosi: i primi germogli fanno fatica a spuntare, ma l'energia vitale che li pervade, vince ogni inerzia ed ogni resistenza. è l'energia della speranza, della purezza, del tenero risveglio che anche noi, ospiti del creato, siamo invitati ad onorare con festosa partecipazione.

I colori sono tenui, leggeri, luminosi, hanno una freschezza ed una trasparenza che aprono il cuore alla gioia, all'attesa di qualcosa che racchiude in sé ogni espressione di potenzialità e di bellezza. Mentre la caratteristica dell'inverno è il silenzio, il riposo, la staticità, la primavera si manifesta con il discreto apparire di un movimento dolce, di un lieve sussurro che piano piano si propaga nell'aria, di albero in albero, di prato in prato, di fiore in fiore. Allora la terra addormentata si risveglia come al tocco di una bacchetta magica, la quale incita tutte le creature ad ascoltare un richiamo che giunge da lontano, dal ciclico e immancabile ritorno di una stagione antica e tuttavia ogni volta completamente nuova. Quel sussurro è un invito ad unirsi in un concerto di voci che, sebbene diverse tra loro, riescono a formare spontaneamente una sinfonia solenne ed armoniosa. è un coro, una danza in cui nessuno predomina, ma ognuno esprime in modo unico e magistrale semplicemente "la sua parte".





Al dolce sole della primavera, bagnati e rinforzati dalla pioggia, cullati dal vento, i primi germogli si schiudono fiduciosi alla vita, con l'innocenza e la tenerezza con cui può mostrarsi un neonato, così indifeso rispetto agli elementi ostili che immancabilmente dovrà incontrare nel corso della sua esistenza e al tempo stesso così forte in tutta la gamma delle potenzialità in lui racchiuse e ancora inespresse.


Per le composizioni useremo colori teneri e ingenui: il rosa in tutte le sue sfumature, l'azzurro, il bianco, il lilla, il giallo addolcito dal verde nuovo del fogliame e dei rami. Oltre a pochi fiori al culmine della fioritura, sarà preferibile accostarne altri appena sbocciati, che mostrino in modo vivido e chiaro il processo della vita che si schiude.

E' difficile indicare una tecnica particolare su come accostare ed armonizzare tra loro questi vari elementi per ottenere un insieme che racchiuda in sé simbolicamente e sinteticamente "la primavera". Ognuno infatti s'impegnerà nel ricercare ed esprimere il "suo" specifico modo di sentirla e d'interpretarla, provando ad immedesimarsi con il magico momento di questa delicata stagione, che avanza danzando con la grazia delle leggiadre fanciulle del famoso quadro del Botticelli. Di conseguenza, con spontaneità ed empatia, tramite pochi elementi accuratamente scelti, rispecchieremo in sintonia con i fiori questo stato di grazia e di leggerezza.


Le nostre composizioni floreali, con gioia e naturalezza, indurranno allora gli osservatori a provare a loro volta un sentimento di stupore e di meraviglia per il miracolo del risveglio attraverso il quale in primavera tutto si rigenera, spunta, germoglia e inizia a fiorire.





Fiori primaverili: ciliegio, rami di pesco, narciso, iris, azalea, felce, strelitzia, rosa, gerbera, gladiolo, anemone, peonia, violacciocca, fresia, agapanthus, aster, forsizia, camelia, magnolia, acacia (o mimosa) che è come una pioggia d'oro morbida e soffice, salice dalle gemme argentate.

I vasi saranno di ceramica o di terracotta..


Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

Il tema di questo articolo sono le composizioni floreali intitolate "Paesaggi", che vengono considerate come espressioni di particolari stati d'animo, ossia come "itinerari della memoria e della fantasia".
A volte siamo incapaci di esprimere a parole i nostri sentimenti ed è invece probabile che, attraverso un fiore dal quale ci sentiamo stranamente attratti, o dalla composizione di alcuni elementi floreali e vegetali che amiamo disporre in un determinato modo, per ammirarli o donarli a qualcuno, troviamo un semplice e raffinato strumento per comunicare con noi stessi e con gli altri ciò che non riesce a emergere verbalmente, se non in maniera limitata e confusa.
Le parole possono essere fraintese ed anche dimenticate, mentre il fiore o la composizione, essendo specchi assolutamente veritieri dei nostri stati d'animo, incidono molto più profondamente nella psiche di chi li prepara, di chi li osserva e di chi li riceve e, quando ci attraggono per qualche particolare caratteristica, continuano a trasmettere e far germogliare il loro messaggio nel nostro cuore anche a distanza di tempo.

I "paesaggi" della Via dei Fiori pertanto non fanno riferimento al paesaggio dell'Ikebana tradizionale con i suoi 47 stili, o alla scuola Ohara con le sue divisioni in "paesaggio ravvicinato, a media distanza e in lontananza", ma a qualcosa di completamente diverso perché basato sulla libera espressione di stati d'animo, sentimenti ed emozioni, riprodotti sulla scia di un ricordo o sulle ali spiegate della nostra fantasia, senza basarsi su nessuna regola già codificata (passare con il mouse sulle foto per visualizzare le didascalie).

Si tratta di ricreare, nello spazio limitato di un vaso, una determinata atmosfera esteriore o interiore, forse rivisitando un paesaggio realmente osservato, di cui si ricordano alcuni elementi salienti, o lasciandosi andare a un'intuizione improvvisa che si desidera riproporre in modo stilizzato e simbolico.

In questo caso il paesaggio è immaginario, qualcosa d'inesistente nella realtà fisica, un paesaggio sbocciato da una ricerca interiore. A seconda della nostra sensibilità e creatività, ci sarà quindi una duplice possibilità di espressione: fisica o spirituale, per quanto spesso sia piuttosto difficile distinguere completamente l'una dall'altra.


Determinazione.

Colloquio.

La regina e le sue ancelle.

Occorre innanzitutto concentrarsi su qualcosa che sentiamo, forse ancora un po' confuso, e volerlo rappresentare, immedesimandosi con i fiori e gli elementi vegetali di cui disponiamo. Un sentimento, una sensazione, l'evocazione di un ricordo, possono essere espressi in maniera semplice e sintetica con pochi elementi che ne racchiudano l'essenza e il messaggio. Possiamo tranquillamente lavorare con grande libertà e fantasia, provando e riprovando, aggiungendo o togliendo, a volte sfidando le normali proporzioni pur di rappresentare o di trasmettere un significato, un'intensa emozione. Il campo a disposizione è molto vasto: sole, nebbia, vento, pioggia, neve, gelo, calura, tenerezza, amicizia, fiducia, gioia, semplicità, perseveranza, silenzio, crescita, e altrettanto ampio il modo di esprimersi.
Per accentuare, ad esempio, l'impressione di uno stagno abbandonato potremmo usare delle dalie al posto delle ninfee o delle foglie secche invece delle tife.

Spesso per sottolineare l'aspetto emozionale, si combinano materiali freschi con elementi secchi, come quei legni morti che si trovano a volte sulle spiagge dopo le mareggiate, muschi, licheni, sassi, liane o anche materiale sbiancato che può dare un'impressione invernale, come la neve sulla montagna, la brina, il ghiaccio, la luce della luna o il riflesso dell'acqua.

Se eseguiremo queste composizioni con amorevole attenzione e disponibilità all'ascolto, ci sarà facile intuire sempre più chiaramente l'analogia e il collegamento che esiste tra noi e la natura, per cui sarà del tutto "naturale" immedesimarci e riconoscerci l'uno nell'altra.
Una pianta può indicarci in modo estremamente rivelatore come ci sentiamo e la forma del fiore che scegliamo, attraverso il suo simbolismo, riflette spesso il linguaggio della nostra personalità; può chinare il capo in atteggiamento un po' avvilito, o può esprimere gioia con i petali completamente aperti alla luce del sole. I fiori piccoli e delicati sono lo specchio di un animo sensibile e gentile, i fiori pendenti, che si rivolgono verso terra, possono essere indice di situazioni represse non ancora superate, oppure di una certa malinconia che tuttavia il fiore stesso aiuterà a trasformare in positivo con le sue vibrazioni terapeutiche.
I rampicanti rappresentano la volontà di unione e di comunicazione, ma potrebbero anche indicare l'intenzione di aggrapparsi o di appoggiarsi a qualcun altro. Chi li sceglie probabilmente è un buon mediatore. I fiori singoli sono preferiti da chi si sente solo o ama affermarsi, mentre i fiori doppi o a grappoli rispecchiano persone che necessitano del sostegno di un gruppo, come la famiglia, gli amici, una comunità. Un fiore grande e slanciato è indice di forza: forza fisica se è rosso, psichica se è giallo, emotiva se è rosa o arancio intenso.


Il distacco della rosa.

Il canto del cigno.


Ingenuità.

Pertanto, se vogliamo che le composizioni floreali rispecchino veramente i nostri sentimenti, la scelta dei fiori e degli elementi vegetali da utilizzare ha molta importanza e non può essere che strettamente personale, anche se il tema proposto è lo stesso per un folto gruppo di persone.
Disponiamoci allora con fiducia e con semplicità a rappresentare i nostri paesaggi, attribuendo loro se vogliamo un titolo, con la consapevolezza che aver scelto "La Via dei Fiori" significa avvalersi di un metodo di composizione floreale che si trasforma e ci trasforma giorno dopo giorno.
Lavoriamo con il desiderio di avvicinarci ai fiori per scoprire il segreto della loro bellezza, per ascoltarli, e per imparare a trarre dal loro cuore e dal nostro la quintessenza più profumata dell'universo.


Ikebana e Psiche
lo straordinario potere dell'espressione floreale

L'estate è la stagione della pienezza, del trionfo e dell'espansione.
La fioritura raggiunge il suo massimo splendore, i colori sono decisi, i frutti prorompono per essere colti. Ovunque c'è abbondanza, una sicurezza della propria energia quasi arrogante, generosità, esuberanza.
Nell'aria aleggia un effluvio di profumi che difficilmente si coglie nelle altre stagioni, da quello dolce dei fiori del caprifoglio a quello delizioso e così particolare delle varie qualità di rose, a cespuglio o rampicanti. I fiori a stella della clematide si aprono un varco verso il sole ricamando i rovi. Il cielo è di un azzurro intenso, le fronde degli alberi si stagliano quiete nell'aria senza vento e in campagna da qualche luogo indistinto si leva, intermittente, un ronzio di api o di cicale. Nel caldo infuocato di pomeriggi afosi campi di spighe ondeggianti, in cui spiccano papaveri con i loro petali di fuoco, richiamano il movimento e la frescura del mare.





E' un'atmosfera carica di maturità, ma anche di una certa pigrizia e spossatezza che invita a sostare, a riposare sotto un albero, da soli oppure in compagnia di un amico, che condivida con noi una sommessa chiacchierata in libere volute, senza un filo conduttore preciso.
A volte da qualche luogo lontano giunge un rumore di tuoni e nuvole basse si ammassano all'improvviso nel cielo torrido portate dal vento, mentre le prime gocce di pioggia scendono lente e pesanti, subito risucchiate dalla terra assetata e riarsa.


In estate tutto vive, respira e dirompe intensamente, in modo ardente e appassionato, e questa sensazione incombe nell'aria che a volte vediamo tremare, arroventata dal calore del sole. Accanto alle spighe di grano mature, i fiori di campo dai loro vividi colori sembrano pavoneggiarsi, avidi di mostrarsi nel magico momento del loro massimo splendore, volutamente inconsapevoli del colpo di falce che, gettandoli in alto, compirà presto il loro destino.

Per le composizioni floreali si sceglieranno colori caldi, saturi, lussureggianti, amplificati e sottolineati dall'uso dei colori complementari. Ai vasi di ceramica possono sostituirsi i cestini, nei loro vari colori e forme, ponendo al loro interno una ciotola bassa che resti nascosta, in modo da impedire all'acqua di fuoriuscire. Preferibilmente si disporrà il kenzan nella parte posteriore del vaso, lasciando l'acqua in vista per dare una sensazione di freschezza.

Fiori:
magnolia, giglio, melograno, nespolo, loto, peonia, ortensia, garofanini, lilium, cardo, gerbere, margherite, anthurium, girasole, fucsia, agapanthus, rose, dalia, strelitzie, foglie di fatsia.

Per informazioni sui corsi e i seminari, contattare Marisa Saso:
tel. 02-2613575
e-mail: marisa@laviadeifiori.com

Lezioni di ikebana (anche individuali).

Sito Internet: www.laviadeifiori.com






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