La fioritura
delle Camelie
Giardini dell?Isola Madre
22 marzo - 13 aprile
Arrivò in Europa nel 1739 ma divenne di gran moda solo dopo
Napoleone
I
testi ottocenteschi ascrivevano l?introduzione in Europa della
Camelia a Giorgio Kamel, boemo missionario nelle Filippine.
Per eccesso di patriottismo, altri trasformano il gesuita di Brunn in
padre Giorgio Giuseppe Camelli di Firenze, dando una fantasiosa paternità
italica al fiore che all?epoca era di gran moda.
Certo è che le camelie arrivarono in Europa nel 1739, data nella
quale padre Kamel era già defunto da una trentina d?anni.
Linneo, tuttavia, nel dare il nome alla nuova specie volle rendere omaggio
al dotto gesuita, cultore e scrittore di botanica.
L?immensa fortuna europea della camelia ebbe avvio in Gran Bretagna
dove le prime camelie vennero messe a dimora dal giovane Lord Petre
nelle serre calde del suo giardino nell?Inghilterra meridionale,
salvo rendersi conto che le serre non solo non servivano ma danneggiavano
le nuove sconosciute piante.
In Italia la prima camelia pare sia stata messa a dimora nel Parco Inglese
della Reggia di Caserta nel 1780 e qui ancora prospera.
Nel 1806 si ottenne il primo prodotto da fecondazione artificiale, la
C. incarnata, e nel 1807 vennero introdotte nuove varietà
direttamente dal Giappone, la tra la C. alba plena e la C.
fimbrata alba plena; nel 1808 fu creta la splendida C. warrota
e si ebbe il primo ibrido, la C. myrtifoglia. Fu l?inizio
di una esplosione: nel 1812 l?Orto botanico di Kew vantava già
una collezione di 12 camelie, poco meno di trent?anni dopo, l?abate
Berlese pubblicò la descrizione di ben 750 varietà.
Poi, come spesso accade, le camelie passarono di moda, la passione restò
di pochi, il mercato non era più interessato. Il riemergere di
una nuova passione per queste meravigliose piante è relativamente
recente e del tutto giustificata dalla loro elegante bellezza.
Una
gran bellezza senza profumo: è colpa degli amori extraconiugali
di Venere
La
camelia è un fiore meraviglioso ma privo di profumo, caratteristica
forse non estranea all?oblio in cui, a fine Ottocento, sembrava condannata
una specie prima di grandissima ?moda?.
Così un sito specializzato ricostruisce il perché questa
meraviglia della natura sia rimasta priva di una caratteristica, il profumo,
che parrebbe non poterle spettare:
?C?è un?antica leggenda che spiega la ragione di
questa strana caratteristica del fiore: un giorno il dio Vulcano sorprese
la moglie Venere scambiarsi effusioni con Marte e colmo di tristezza,
si sfogò con Cupido. Questi si adirò moltissimo con la madre,
soprattutto perché aveva osato amoreggiare senza l?ausilio
delle sue frecce.
Venere, estremamente offesa, decise di vendicarsi, nonostante Cupido fosse
suo figlio e anche Dio dell?Amore. Ordinò quindi alle Grazie,
?tate? di Cupido, di non fargliela passare liscia e di frustarlo
con rami di rose, affinché le spine gli lacerassero la pelle!
Tutti gli altri Dei rimasero sconvolti dalla crudeltà di Venere;
ma a Flora venne un?idea?Ordinò a Zefiro di volare nel
lontano Giappone e, una volta lì, di raccogliere i rami di una
rara pianta dai fiori rossi simili a quelli della rosa, ma dal gambo totalmente
privo di spine.
Al suo ritorno Zefiro consegnò alle Grazie le ?fruste?
innocue con cui punire il piccolo Cupido: il castigo fu quindi solamente
formale, e Cupido non provò nessun dolore.
In compenso tutto l?Olimpo rimase estasiato dalla bellezza di quei
fiori delicati e soprattutto dal loro profumo intensissimo, che paragonavano
a quello dell?Ambrosia?
Venere però, scoprì presto l?inganno e stavolta decise
di vendicarsi sulla pianta stessa: nonostante le suppliche della sua creatrice
Flora, ordinò che venisse esiliata in un?isola sconosciuta
e lontana e infine, con un incantesimo, le tolse lo splendido profumo?.
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